Il giocatore: Giovanni Tomassini
di Lorenzo Celli
A tutto campo con il Califfo
Alla sua terza stagione consecutiva in maglia biancorossa, Giovanni Tomassini ha ereditato la fascia di capitano nella stagione aperta dalla finale di Supercoppa con Cividale. “Tom” è un tiratore micidiale, considerato da molti un vero “califfo” per questa categoria. In più, è anche uno degli atleti più navigati nel mare di questa Serie A2.
Abbiamo fatto due chiacchiere insieme per capire come è cambiata la pallacanestro a queste latitudini e cosa aspettarci dalla stagione ai blocchi di partenza. Ne è uscito un ritratto consapevole e pragmatico di un giocatore – e di una squadra – come la Rinascita targata Dole della stagione 2025/2026.
Da più di dieci anni, salvo qualche piccola parentesi, militi nel campionato di Serie A2. A detta di molti osservatori negli ultimi anni il livello del campionato è cresciuto. Condividi questa posizione? Cosa pensi delle ultime stagioni?
A paragone del recente passato, il livello si è sicuramente alzato, anche in virtù dell’introduzione della promozione diretta, che spinge più società a investire maggiormente grazie a questa formula. Dovendo tornare indietro con la memoria, e ripensando all’ultima Legadue di Rimini prima di RBR, forse il livello era ancora più alto.
Le regole aiutavano certamente in questo senso: era possibile inserire due americani, un comunitario e un passaportato per ogni squadra. Dunque in campo c’erano spesso quattro stranieri, con fisico, atletismo ed esperienza. Ricordo bene, nel caso della mia prima esperienza a Rimini, Dusan Vukčević (in Eurolega l’annata precedente) o Quadre Lollis (in Eurocup fino a pochi anni prima). Direi che la differenza sostanziale è spesso dettata proprio dalle regole.
Qualche osservatore, riguardo al campionato dello scorso anno, ha affermato che Cantù sia riuscita a vincere anche grazie alla maggiore esperienza di finali o partite da dentro/fuori maturata da molti suoi giocatori. Avendo già disputato un pezzetto di finale con la maglia di Casale Monferrato, sei d’accordo?
Sì. Avere giocatori con esperienza di finali e campionati vinti indubbiamente aiuta; De Nicolao, ad esempio, è stato determinante e ha un lungo curriculum in questo senso.
Detto questo, non si tratta di un’equazione matematica, altrimenti la Pistoia di tre anni fa non avrebbe mai vinto il campionato. Ogni finale ha certamente una storia a sé, ma è naturale pensare che giocatori con esperienza di campionati vinti o finali giocate aiutino nei momenti determinanti della stagione – come la finale di un campionato o di una coppa – anche se, ripeto, non si tratta di qualcosa di automatico.
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