Il personaggio: Giusto Curti

di Simone Campanati

Dole colora Rimini e il basket con la sua frutta col punto esclamativo.

“Otto e botto” sono due parole che fanno evidentemente rima, ma che oltre a questa verità parlano di questo inizio di stagione in casa Rbr.
Sì perché otto è il numero della stagione che sta per iniziare, e botto è la modalità con cui è cominciata, in un giorno di luglio a poche settimane dalla fine della scorsa meravigliosa annata.

Quel giorno eravamo quasi 400 persone nella sala di Rivierabanca ( il nostro molto più che main sponsor per cinque stagioni ) curiosi di conoscere il nuovo partner ufficiale di cui la nostra squadra avrebbe di lì a poco associato il nome.

Quel nome così inglese per natura, ma esotico per essenza: Dole.

Lo stupore e la meraviglia di una scoperta che ha reso felice un popolo, perché oltre ad essere una multinazionale conosciuta in tutto il mondo, rappresenta il leader di un settore amato da tutti, quello della frutta. Pensate cosa possa voler dire per uno che come me ha gestito per anni una frutteria al mare.
Oggi nel mondo del basket si parla quasi di più del nuovo main sponsor che dei grandi acquisti dell’estate. Pensate che sabato a Milano stavo seduto in tribuna per fare le riprese video e ad un certo punto sento due tifosi milanesi dietro a me che fra un “quanto è forte Denegri e un “Marini immarcabile” parlano di colpaccio asserendo all’accordo con Dole.

Se tutto questo è possibile e se ogni dieci giorni mi ritrovo banane e agrumi in ufficio, il merito è di due dirigenze che condividono valori e visioni oltre che sogni senza limiti: Dole e Rbr.

E così oggi ho la fortuna di parlare con un grande dirigente, il managing director di Dole Italia: Giusto Curti.

Giusto è entrato senza freni nel progetto con il suo entusiasmo contagioso e allora ecco ciò di cui abbiamo parlato, per conoscere Dole e lo stesso Giusto.

Giusto raccontami chi è Dole, partendo proprio dalla sua storia primordiale.

Dole plc non è solamente la più grande azienda di ortofrutta del mondo, ma potrebbe anche essere la più antica! 

Tutto inizia nel 1851 alle Hawaii, grazie a Samuel Castle e Amos Cooke ma solo nel 1901 James Dole avvia la coltivazione dell’ananas sull’isola di Oahu, dando vita alla Hawaiian Pineapple Company. Da lì, il marchio Dole è diventato sinonimo di qualità e freschezza diffondendosi in tutto il mondo. Oggi possediamo anche una flotta di navi che attraversano l’Atlantico ed il Pacifico e vantiamo un portafoglio di prodotti davvero ampio (non c’è frutta che non produciamo o vendiamo).

Infine, e questa cosa mi riempie di orgoglio, Dole e’ il marchio di frutta più conosciuto al mondo (chiedete a Robinson oppure ad Ogden  per conferma).

Come arriva sul mercato italiano, grazie a chi?

Il gruppo Dole e’ rappresentato nel nostro paese da Dole Italia. La sede è in un piccolo paese della provincia di Bergamo, dove abbiamo anche il centro di maturazione banane principale. Vicino a Roma, a Guidonia, abbiamo un secondo centro, ed a questi si affiancano una rete di magazzini nei principali porti del Tirreno (ma siamo anche in a Romagna a Ravenna). Dai nostri magazzini raggiungiamo i negozi di tutta Italia grazie a una rete di distribuzione solida e a partnership strategiche al sud Italia e nelle isole.

Siamo conosciuti soprattutto per banane e ananas ma negli ultimi anni siamo cresciuti tanto nell’importazione di agrumi, pere, uva, avocado e mango. Oggi il nostro portafoglio prodotti è’ davvero ampio con provenienza da quasi tutti i continenti!

In cosa si distingue prevalentemente rispetto alla concorrenza?

Dole si distingue per la qualità costante, per l’attenzione alla sostenibilità della filiera e per la cura maniacale del servizio al cliente. La nostra forza e la presenza capillare in tanti paesi ci aiuta a mitigare tutti i rischi connessi ai cambiamenti climatici ed agli eventi geopolitici: se promettiamo a un cliente un prodotto poi glielo facciamo avere!

Un punto riguardo alla nostra filosofia: Non vendiamo solo frutta: offriamo benessere, fiducia e un’esperienza alimentare superiore.

Come avviene la scelta del prodotto stesso?

La selezione dei prodotti avviene attraverso analisi di mercato, controlli rigorosi e una filiera integrata. Ogni frutto che arriva al consumatore è il risultato di un processo attento e responsabile. Sono fortunato perché so di avere alle spalle migliaia di colleghi competenti  ed appassionati. E’ più facile fare canestro se ti arrivano assist perfetti.

Diciamo che in Dole ci sono tanti bravi playmaker.

Qual è la vision aziendale e quali sono i valori che si sente di trasmettere?

La nostra vision è “fare del mondo un posto migliore” grazie ad una alimentazione sana e gustosa.

Per noi è’ fondamentale ispirare uno stile di vita sano, accessibile e sostenibile. I valori che trasmettiamo sono qualità, trasparenza, rispetto per l’ambiente e centralità delle persone.

Noi ci rivolgiamo a tutti: dai bambini in età prescolastica ai silver.

Parlando di Giusto Curti invece, come arriva in Dole Italia?

Nel mio percorso professionale ho sempre ricoperto ruoli di natura commerciale: ho avuto la fortuna di lavorare per aziende importanti e di poter imparare da vere e proprie scuole di vendita e da persone fantastiche. Solo per fare esempi di marchi con cui mi sono cimentato potrei citare la Nutella, il detersivo Dash, lo yogurt Danone, il dado Star, il latte in polvere Mellin ed il Finish per lavastoviglie.

A fine 2020 ho intrapreso questa sfida perché ho visto in Dole l’azienda “dei sogni”: prodotto sano, enorme potenziale, la solidità di una grande multinazionale alle spalle ed al tempo stesso la libertà di disegnare strategie e di muoversi con grande autonomia a livello locale. È’ un posto dove si può lavorare bene e portare risultati divertendosi.

Cosa significa per te avere questo ruolo in azienda e lavorare nel settore ortofrutticolo?

Significa essere parte di qualcosa che migliora la vita delle persone. Il settore ortofrutticolo è concreto, vitale e profondamente legato al benessere.

Raccontaci un tuo mantra, una tua filosofia di vita.

Per me è’ impossibile fare bene qualcosa senza divertirmi. Sono una persona curiosa, credo energica, e ho la fortuna di mettere in ogni cosa che faccio, l’entusiasmo di un bambino di 3 anni. Sono un ottimista e cerco sempre di trovare il lato positivo delle cose.

Ahimè sono anche orgoglioso e parecchio competitivo, difetti che finiscono per richiedere una certa resilienza.

Perché questo avvicinamento al settore sportivo?

Lo sport incarna salute, benessere, comunità e passione. È un linguaggio universale che si sposa perfettamente con i nostri valori aziendali.

Siamo da sempre nello sport anche se devo dire che negli ultimi anni abbiamo accelerato tantissimo su questo fronte con soddisfazione. Siamo presenti in quasi tutte le maratone italiane, in alcune gran fondo di ciclismo, nelle gran fondo di nuoto, nella Serie A di calcio e basket. Da 4 anni sosteniamo una delle più forti squadre italiane di triathlon.

Sono orgoglioso di annunciare che a Rimini è la prima volta che leghiamo il nome dell’azienda ad una squadra. 

Siamo entusiasti e convinti che assieme faremo grandi cose.

Come è arrivata l’occasione Rinascita Basket Rimini?

Tutto e’ nato grazie ad un importante manager della distribuzione, riminese, che conosco e stimo da tanti anni. E’ stato lui a farci incontrare la dirigenza RBR: ci siamo accorti subito  di essere animati da visioni e valori condivisi. Abbiamo visto in RBR un partner autentico, con cui costruire qualcosa di significativo per il nostro marchio. La magia del Flaminio ha fatto il resto

Cosa ti hanno lasciato questi primi mesi a Rimini e con RBR?

Mi hanno  caricato di energia, entusiasmo e mi hanno fatto percepire un forte senso di comunità. Rimini ti accoglie, RBR ti coinvolge, la gente ti conquista.

Leggi l’articolo completo su Rbr Magazine numero 30: clicca qui per sfogliare il pdf!