Oltre il parquet: Sandro Dell’Agnello
di Stefano Zavagli
Due anni di Sandrokan a Rimini: “Restiamo umili, ma non ci nascondiamo: ora tutti ci rispettano”
Sono trascorsi quasi due anni, da quando Rbr ha deciso di affidare la guida tecnica della squadra a coach Sandro Dell’Agnello. Era il 7 novembre del 2023 e ai tempi il club navigava nelle parti basse della classifica. Da allora è stato un continuo crescendo, culminato con la finale playoff per salire in serie A1 giocata contro l’Acqua San Bernardo Cantù. Ora la Dole Rimini si prepara ad affrontare una nuova stagione, con l’obiettivo di continuare a essere tra le protagoniste del campionato.
Coach Sandro Dell’Agnello, sono trascorsi quasi due anni dal tuo arrivo a Rimini. Come si può raccontare questo periodo?
“Sono venuto a Rimini per vivere una nuova avventura professionale, ricordo che appena arrivato dovevamo fare i conti con una situazione difficile, ma nel tempo però siamo riusciti a fare cose straordinarie. Si è instaurato un rapporto umano e personale con tante persone che mi fa sentire completamente a mio agio. Mi riferisco ai componenti della società, agli addetti ai lavori, ma anche ai tifosi: perché si è riusciti a creare una bellissima sintonia. Due anni dopo posso dire che mi sento davvero parte integrante di Rimini, anche se non sono nato qui. Si stanno formando rapporti speciali, che funzionano professionalmente, ma che vanno oltre all’incarico professionale”. 
Parliamo di un feeling speciale, come è stato possibile in due anni costruire tutto ciò? Pensiamo solo a quanto, in ogni partita, il Flaminio trasuda di passione…
“I motivi sono principalmente due. Di sicuro hanno inciso i risultati, le vittorie fanno scatenare la gente ed è più facile creare entusiasmo. Ma sicuramente dietro c’è anche un grande lavoro societario: in questi anni chi lavora nel club e per il club è stato bravo a esaltare il prodotto pallacanestro. I due temi messi assieme hanno fatto si che oggi possiamo veramente parlare del Flaminio come una bomboniera pronta ogni volta a compattarsi”.
Che effetto fa alla domenica quando esci dal tunnel degli spogliatoi?
“Per chi fa il mio lavoro vivere il Flaminio è estremamente motivante, ed allo stesso tempo appagante. Sapere che c’è un seguito così caloroso, quando vedi un palazzetto sempre pieno, diventa un motivo aggiuntivo per dare tutto e cercare di fare il meglio possibile”.
Hai un curriculum importante, prima da giocatore poi da allenatore. Cosa ti ricorda la piazza di Rimini?
“E’ vero, ho avuto la fortuna di giocare e allenare in piazze storiche. E qui si respira quell’aria che non ho dimenticato in altre esperienze: penso ad esempio alla bolgia che ho vissuto a Caserta, ma anche al palazzetto di Livorno, oppure di Siena, di Pesaro ecc. Parliamo di città che hanno scritto la storia del basket italiano. Anche qui a Rimini cè un vissuto cestistico molto importante con anni di storia e di serie A, ma è anche vero che tutto è ripartito dopo tanto tempo di quasi assenza con una società che si è ricostituita e anagraficamente molto giovane. Non siamo Milano o Bologna, ma in poco tempo è stato fatto qualcosa di enorme: i meriti principali vanno sicuramente a Paolo Carasso, Davide Turci, al presidente Maggioli ed a tutto il Cda e a tutti coloro che si sono avvicinati per sviluppare questo progetto”.
Lo scorso anno vi siete ufficialmente guadagnati il rispetto di tutta la lega, oggi gli addetti ai lavori vi inseriscono tra le grandi del campionato. Come ci si deve approcciare a questa situazione?
“Io credo che non ci sia nulla da nascondere e che dobbiamo essere orgogliosi se ci piazzano in alto, vuol dire che gli altri ci rispettano e ci considerano una ottima compagine. E’ un rispetto che ci siamo guadagnati con i fatti e non con le chiacchiere, e quindi dobbiamo esserne fieri. E’ però necessario mantenere sempre il giusto equilibrio, senza fare mai gli sbruffoni, ma è nostro desiderio essere sempre competitivi con tutti e ci poniamo come primo obiettivo quello di esserlo in ogni singola partita”.
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