Il personaggio: Giosué Boldrini

Di Francesco Ricciardi

Rimini, tra passato e futuro

Scorrendo l’organigramma di Rinascita Basket Rimini, c’è un nome che salta all’occhio. È un nome che evoca ricordi storici, che affonda le sue radici nel passato del Basket Rimini che fu. È anche un nome che significa impegno quotidiano, nella Rinascita con la R maiuscola della pallacanestro riminese. È il nome del Presidente onorario Giosuè “Giove” Boldrini.

Da quando è diventato dirigente ai tempi di Gian Maria Carasso, Giove Boldrini ha attraversato fasi diverse della storia biancorossa; oggi, è lui a incarnare nel quotidiano la memoria storica su cui si fonda ogni progetto futuro di Rbr. “Ho vissuto diverse stagioni del basket riminese”, spiega, “e ad un certo punto del progetto Rbr si è deciso che potessi essere il titolare di questa carica: mi fa molto piacere e tutt’oggi mi sento onorato del mio ruolo”.

Memoria storica, dicevamo, perché Boldrini è da oltre cinquant’anni una figura centrale del basket nella nostra città: per la precisione, dal dicembre 1974 “quando insieme a Gian Maria Carasso – il padre di Paolo, grande manager di basket – fui coinvolto nella scelta dell’allenatore per l’anno successivo. Fu la scelta di Alberto Bucci, che rappresentò un momento molto importante”.

Da lì, il suo ruolo è sempre stato tra quelli apicali, più o meno direttamente, e anche quando è rimasto fuori dalla “prima linea”, la sua vicinanza alla squadra non è mai mancata.
Sì, perché prima che dirigente, Giove è un appassionato. Ex giocatore ai tempi dell’Istituto tecnico per ragionieri (con Carasso senior condivideva scuola e squadra nel torneo degli istituti, formando un asse play-pivot niente male), ha anche preso in mano il fischietto, diventando arbitro fino alla Serie B.

Un nome che torna spesso è quello di Gian Maria Carasso: “le persone più importanti che mi sento di ricordare nella mia esperienza sono sicuramente lui e Gian Piero Arcangeli, che è tuttora “sul pezzo” come Presidente di IBR”. Diverse stagioni si sono succedute, ma in tutte

queste la figura centrale è sempre stata quella di Gian Maria Carasso. Oggi che lo storico dirigente riminese ci ha lasciati, a portare avanti ilsuo progetto c’è il figlio Paolo: conoscendoli entrambi molto bene, Giove non fatica a trovare analogie tra padre e figlio. “La prima è sicuramente la grande capacità di lettura dei problemi tecnici. Questo aspetto è forse ancora più marcato in Paolo, che avendo fatto anche l’allenatore riesce a entrare molto a fondo nei meccanismi di costruzione di una squadra”. Un approccio diverso, più legato al campo, formatosi negli anni accanto al padre che, ricorda Boldrini, “era forse più orientato a far combaciare la gestione economico-finanziaria con le esigenze della parte sportiva, cercando di garantire prestazioni importanti senza mai perdere di vista l’equilibrio dei conti”.

Passato e presente: la Rbr di oggi è una società consolidata nella serie cadetta, ambiziosa e capace di costruire, da diversi anni a questa parte, squadre competitive. “La visione è chiara: si sta attuando un percorso di crescita ragionato, solido, economicamente bilanciato. Questo è un punto centrale”.

Insomma, è sempre il campo a decidere, ma la società ha piena fiducia nel suo progetto. “Non bisogna lasciarsi confondere dal fatto che quest’anno i risultati siano un po’ meno altisonanti rispetto all’inizio della scorsa stagione: l’anno scorso il campionato era più “facile”, con squadre meno attrezzate. Quest’anno, invece, è un campionato difficilissimo, con società molto strutturate e budget anche nettamente superiori a quelli di realtà come la nostra”

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