Oltre il parquet: Alessandro Petronio

Di Lorenzo Celli

Lo sport nelle vene: due chiacchiere con Alessandro Petronio

Dalla scorsa estate ricopre il delicato ruolo di preparatore atletico dei biancorossi, ma Alessandro Petronio ha lo sport nel sangue, e non solo quello della palla a spicchi. L’amore per la montagna, il jogging, la bicicletta, le escursioni ed una carriera non trascurabile da giocatore di pallacanestro fanno di Alessandro un vero booster di energia per le settimane in palestra della Dole Basket Rimini. Conosciamolo meglio con questa intervista.

Come è nata la tua passione per la palla a spicchi?

Sono nato con la palla da basket in mano; mio padre era allenatore e dirigente di pallacanestro e dai sei mesi in su ho avuto sempre un pallone tra le mani, come testimoniano diverse fotografie. Ho seguito una strada che non mi è stata imposta ma ho che imboccato con naturalezza. Ho iniziato con il minibasket a Jesi e poi, seguendo la carriera di mio padre, mi sono spostato durante gli anni delle giovanili tra Junior Casale Monferrato e Reyer Venezia. In questo modo sono entrato a far parte, già negli anni giovanili, di diverse prime squadre (come nel caso della Scaligera Verona per tre anni) quindi ho sviluppato la mia carriera tra Serie B, C Gold e C Silver.

Nel tuo pedigree la Serie A2 con Verona ma anche alcuni anni in Serie B.

Ho smesso di giocare molto presto, è vero, ma ho trascorso diversi anni aggregato alla prima squadra della Scaligera in A2, ma non dimentico l’esperienza a Crema in B. Ho smesso perché cercavo nuovi stimoli ed il lavoro di preparatore me li ha dati; non sono mai stato integerrimo nella qualità degli allenamenti e forse da giocatore ho raccolto meno di quello che avrei potuto, mentre nel ruolo che ricopro mi sento più coinvolto. Non mi pento del percorso che ho fatto.

Quando nasce la passione per la preparazione atletica?

Mi ero interessato già negli anni da giocatore. Fu il mio preparatore ai tempi di Verona, Giacomo Braida, a consigliarmi caldamente di intraprendere questa carriera, chiamandomi in questa veste all’interno del settore giovanile dell’APU Udine per fare un po’ di gavetta. L’anno successivo è arrivata la chiamata della UEB Cividale in Serie B; l’idea iniziale della proprietà era quella di tesserarmi come giocatore ma io avevo già firmato con la vicina Corno di Rosazzo in Serie C Gold: rifiutai quindi il ruolo di giocatore ma accettai con grande piacere l’incarico di preparatore atletico. Nella pre-season di quell’annata, maledetta dalla pandemia, ricordo che la mia Corno di Rosazzo disputò un’amichevole proprio con Cividale e riuscimmo a vincere contro i giocatori a cui io facevo da preparatore. Questo naturalmente fu oggetto di diverse battute in corso stagione. Sono rimasto a giocare a Corno di Rosazzo, affiancando la carriera da preparatore a Cividale, anche nell’annata successiva, disputata in C Silver quindi, con la promozione in A2 della UEB, non sono più riuscito a coordinare i due ruoli, viaggiando al seguito della squadra in trasferta. Ho preferito così accasarmi alla Longobardi Cividale, la squadra di sviluppo della UEB, che si allenava nello stesso palazzetto immediatamente prima o dopo la formazione di A2. Solo lo scorso anno ho interrotto il mio percorso nel basket giocato quasi del tutto, disputando una sola partita con la Longobardi; devo essere sincero, un po’ mi manca il parquet.

E quindi arriva la chiamata di Rimini.

Cercavo nuovi stimoli, volevo uscire dalla mia comfort zone oppure allargarla. Rimini è la classica chiamata che non si può rifiutare. Quando il mio procuratore mi ha informato di questa possibilità sono subito volato a Rimini per parlare con Paolo Carasso e Davide Turci, quindi ho proseguito in direzione di Livorno dove ho avuto modo di chiacchierare con Sandro Dell’Agnello. L’ambizione e la voglia di vincere sono quello che mi ha convinto a trasferirmi a Rimini; anche io vorrei provare a trasferirmi al piano di sopra.

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