Il giocatore: Mark Ogden e Ivan Alipiev

Di Luca Sabbioni

Mark e Ivan…ti mettono le ali!

Da sempre le interviste doppie sono un’occasione perfetta per mettere a confronto due personalità spesso molto diverse tra loro, ma anche accomunate da qualcosa in particolare che possa essere di natura fisica o caratteriale. Ed è proprio con un’intervista doppia, la prima di tante da qui al termine della stagione, che oggi andiamo a sentire le nostre due ali “from Bulgaria and United States”, Ivan Alipiev e Mark Ogden, che nonostante le quasi 18 ore di volo che separano le loro città natali Sofia e San Diego hanno comunque qualche punto in comune, dall’altezza simile (203 cm il primo, 208 cm il secondo) al ruolo che ricoprono in campo, ma soprattutto la tanta grinta da vendere sul parquet e con la quale sono riusciti a farsi amare sin da subito dai tifosi biancorossi

Ciao ragazzi! Innanzitutto, come state?

M: Bene grazie. Sono felice di essere tornato in campo con i miei fratelli!

I: Sto bene, grazie per avermelo chiesto. Sono felice di essere qui e mi godo il tempo come membro della squadra

Siete arrivati a Rimini in momenti diversi della stagione, ma com’è stato il vostro impatto con la città e con il caloroso pubblico del Flaminio?

M: Ero assolutamente meravigliato dalla città. Vedere il mare mi ha fatto sentire nostalgia della mia città natale in America, poi la spiaggia e la luce del sole mi danno tanta gioia e comfort. I riminesi sono super amichevoli e accoglienti, compresi quelli al di fuori del pubblico, sono stati fin da subito eccellenti. In estate ricordo che quando siamo scesi in campo per la prima amichevole mi sono detto: “Mamma mia: se tutto questo è il contorno per un’amichevole, non oso immaginare come possa essere il palazzetto durante il campionato!”

I: Mi sono subito innamorato sia della città che del pubblico di casa. In passato avevo già giocato al Flaminio da avversario ma non era così divertente avere un tale tifo contro, mentre quando sei parte della squadra l’atmosfera al palazzetto è incredibile! La città è veramente carina e mi sto davvero divertendo qui.

Entrambi siete ormai dei “local” qui in Italia, dato che siete alla vostra terza squadra nel bel paese: c’è qualcosa che vi piace in particolar modo dell’Italia?

M: C’è davvero qualcosa che possa non piacere di uno dei paesi con più storia al mondo? Trascorrere qui gli ultimi anni mi ha permesso di abbracciare la cultura italiana del vivere semplice, con cibo di alta qualità, un’architettura meravigliosa e una lingua dell’amore non paragonabile a nessun’altra. Se dovessi scegliere una cosa in particolare che amo dell’Italia è il caldo abbraccio che le persone si scambiano tra di loro: tutti hanno sempre un sorriso sul volto e si trattano con cortesia come si fa tra familiari. Questo mostra un lato autentico dell’umanità

I: L’Italia è fantastica. Ho sempre detto che se avessi potuto giocare al livello più alto possibile, ovvero in Serie A1, avrei trascorso in questo paese tutto il resto della mia carriera

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