Oltre il parquet: Tommaso Rinaldi

Di Francesco Ricciardi

“Nella pallacanestro ci sono nato: Tommaso Rinaldi, una vita riminese”

Entrando nella sala stampa del Flaminio c’è la gigantografia di una foto. È stata scattata il 19 giugno del 2022, il giorno in cui Rbr è tornata in Serie A2 al termine della serie con Roseto. Ci sono tanti volti noti in quella foto: concentrandoci su uno in particolare, su quella faccia che urla di felicità stringendo a sé il trofeo, non è difficile riconoscere Tommaso Rinaldi.

Quella di Tommy è una storia riminese al 100%, legata a doppio filo ai gradoni del Palasport cittadino. Tifoso, capitano, giocatore, ora team manager: Tommy è stato, e ha dato, tutto per quella che è a tutti gli effetti la sua squadra. 

Sono significative le parole che usa per descrivere la sua passione. “Diciamo che nella pallacanestro ci sono nato”, spiega. “I miei genitori sono sempre stati super appassionati e andavamo a vedere le partite fin da quando ero piccolissimo“.

Erano i primi anni Novanta, il Basket Rimini di allora veleggiava tra A1 e A2, e gli idoli erano i prodotti del vivaio: Myers, Ruggeri, Semprini, Ferroni. Per aggiungere il nome di Rinaldi alla lista dei riminesi che giocano con la maglia della loro città serve ancora qualche anno: prima, le giovanili. “Da appassionato ho cominciato a giocare ed il mio è stato un percorso del tutto naturale”. 

Allenatore, all’epoca, Paolo Carasso: “Dai cinque ai diciotto anni è stato il mio punto di riferimento, e per questo siamo molto legati. Era molto esigente, ma sapeva dosare bene bastone e carota”. I biancorossi, allora, erano una potenza anche a livello giovanile, anche se a Tommaso non è riuscito il colpo scudetto: “Non siamo mai riusciti ad arrivare fino in fondo; ci siamo fermati ai quarti o alle semifinali, tra Cadetti e Juniores, però sono stati anni molto proficui e sicuramente divertenti”.

L’esordio arriva a 16 anni ed è da raccontare anche se arriva, come ricorda Tommaso ridendo, in una partita tutt’altro che memorabile per i Crabs. “Fu una batosta incredibile, in casa con Ragusa (finì 65-113 per i siciliani, ndr). Un esordio sicuramente emozionante, segnai una tripla e un canestro da due, e anche se l’ambiente non era esattamente felicissimo per il massacro subito, per me resta un ricordo incredibile”.

Un figlio di Rimini per anni in giro per l’Italia. “Sono rimasto “a casa” fino ai 24 anni, poi ho iniziato a girare. Ho fatto Venezia, Udine e Veroli, prima dell’arrivo a Brescia: una tappa importante, anche se sono rimasto solo un anno, perché lì è nata mia figlia Vittoria, quindi è un ricordo speciale”. L’anno dopo Treviso, un’altro dei “posti del cuore” di Tommaso, “dove ho fatto tre anni ad altissimi livelli: in tutte e tre le stagioni siamo arrivati primi, ma purtroppo allora non c’era la promozione diretta e siamo sempre usciti ai playoff, in semifinale o ai quarti. L’allenatore era Stefano Pillastrini, con cui mi sono sempre trovato molto bene”. Poi Jesi, in compagnia di un certo Pierpaolo Marini e con un altro allenatore importante per la sua carriera come Damiano Cagnazzo: “anche con lui ho lavorato particolarmente bene, perché la differenza d’età era minima e perché mi lasciava molta libertà, tendendo a dare tante responsabilità a noi giocatori”.

Nel 2019, infine, ecco il ritorno a casa: la firma con una Rinascita Basket Rimini che si affacciava da neopromossa al campionato di Serie B. La chiusura di un cerchio: “Ho sempre seguito il Basket Rimini dall’esterno, vedendo crescere l’entusiasmo, ma quando sono arrivato io in prima squadra, quell’entusiasmo stava un po’ scemando. Quando sono tornato, il mio obiettivo era quello di ritrovare quelle sensazioni in campo, da protagonista. Fortunatamente ci siamo riusciti. I primi due anni del Covid sono stati pesanti, hanno interrotto il sogno, ma al terzo è arrivata una delle gioie più belle della mia carriera”.

Prima di tornare a quel 19 giugno del 2022, a quella gara quattro con Roseto, bisogna raccontare la serie. “Partivamo con il fattore campo a nostro svantaggio. Roseto è un campo caldissimo, ma vincemmo le prime due gare là, domenica e martedì. Tornati a Rimini, il venerdì si respirava già aria di festa. Invece, tra errori e nervosismo, perdemmo gara tre. Però sapevamo tutti di essere più forti e che in gara quattro bastava accendere la testa, ed infatti è stata una partita senza storia. È esplosa la gioia della gente, e festeggiare la promozione in casa ha amplificato tutte le emozioni”.

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