Le società affiliate: Insegnare Basket Rimini
Di Sofia Bacchini
Continuiamo il nostro viaggio all’interno delle società affiliate che compongono il mondo RBR. Tra queste c’è anche Insegnare Basket Rimini, realtà che da anni porta avanti i principi educativi di Claudio Papini, mettendo al centro la crescita dei ragazzi dentro e fuori dal campo. Abbiamo approfondito cosa significhi davvero “insegnare basket” oggi e su come questi valori continuano a vivere nel presente con Massimiliano Intorcia, responsabile del settore giovanile IBR.
Il Memorial Papini è uno dei tornei giovanili più importanti in Italia, cosa rappresenta oggi per IBR?
Il Torneo Papini quest’anno è diventato maggiorenne, avendo raggiunto la 18ª edizione, ed è diventato uno dei tornei più importanti d’Italia. Per IBR rappresenta la tradizione e la continuità nel ricordo di un grande maestro, ma anche l’orgoglio di una città come Rimini, che si presenta al mondo della pallacanestro giovanile, con tutta la sua organizzazione e in tutto il suo impegno, per rendere questa esperienza indimenticabile per i ragazzi. IBR, obiettivamente, è la mente e il braccio di tutta l’organizzazione che porta avanti un lavoro che dura da un anno all’altro. Allo stesso tempo, però, è fondamentale il supporto di tutte le altre società del territorio, senza le quali non sarebbe possibile organizzare un torneo di tale portata. Appena termina un’edizione, infatti, si comincia già a programmare la successiva e, da settembre, parte l’organizzazione vera e propria.
Cosa vi aspettate quest’anno? C’è qualcosa di nuovo o particolare?
Quest’anno ci aspettiamo che la manifestazione sia sempre all’altezza degli anni precedenti. Crediamo veramente che sia un evento capace di catalizzare il mondo della pallacanestro giovanile. La novità principale è aver raccolto l’eredità dell’APG (Associazione Pallacanestro Giovanile) che dal 2008 assegna il premio Papo a personaggi importanti come Federico Danna, Paolo Cianfrini, Paolo Sfriso, Giordano Consolini, Massimo Antonelli, Andrea Menozzi e gli ultimi, Guido Saibene e Gaetano Gebbia. Tutte persone che hanno una grande tradizione di maestri di pallacanestro. Da quest’anno sarà la nostra associazione a individuare chi sarà meritevole di questo premio e verrà premiato Stefano Michelini, anche lui come i precedenti, un personaggio importante.
Quanto è ancora presente nell’attività di IBR l’insegnamento di Claudio Papini? E come?
IBR nasce proprio per portare avanti quelli che sono stati i fondamenti della cultura e dei pensieri di Claudio Papini, cioè l’importanza di essere sempre presenti nell’insegnamento dei fondamentali. Erano la base per diventare un giorno giocatori, non soltanto dal punto di vista tecnico ma anche educativo, quello di avere impegno e rispetto. Un’educazione sportiva che va al di là del risultato: diventare la migliore espressione di sé stessi attraverso la crescita sportiva. Questi sono ancora i principi che animano Insegnare Basket Rimini e che sono stati portati avanti da Claudio Papini.
Che differenza c’è tra “insegnare basket” e “allenare”? Cosa significa per te?
La differenza è proprio tra “allenatore” e “istruttore”. Papo si definiva da sempre un istruttore di pallacanestro e questi principi sono stati portati avanti sia da me che da Paolo Carasso, entrambi siamo stati suoi assistenti. L’idea è da sempre stata quella di accompagnare nella crescita i ragazzi e quindi essere degli insegnanti e non degli allenatori. Chiaramente prima o poi, si smetterà di essere istruttori per diventare allenatori, ma questo avverrà quando i ragazzi saranno più maturi, quando incomincerà ad entrare anche la tattica oltre alla tecnica. Per me è molto importante questo aspetto, specialmente nelle fasce d’età dei più piccoli. Insegnare ad amare questo sport, ad avere passione, ad avere rispetto dell’avversario e rispetto delle regole, saper accettare la sconfitta e saper accettare anche il fatto di non essere sempre delle “primedonne”, porta ad avere una maturazione nei ragazzi che poi li farà diventare delle persone migliori, oltre che dei giocatori migliori.
Insegnare basket oggi è più difficile rispetto a qualche anno fa?
Non so dirvi se è più difficile o meno, sicuramente è diverso. Credo che ogni generazione sia figlia del proprio tempo e quindi influenzata dal mondo che lo circonda e di conseguenza anche la pallacanestro. È chiaro che la società sia cambiata nel tempo, credo che l’avvento dei social e dei cellulari o l’evoluzione della comunicazione in generale, abbia veramente rivoluzionato anche l’educazione. Oggi purtroppo, un aspetto negativo è il dover vivere il successo a tutti i costi e che sia messo in evidenza attraverso foto, video e storie. Questo porta ad avere maggiori insicurezze nei ragazzi e anche a pretendere molto di più rispetto a quello che sono in grado di dare in quel momento. Tutto è molto accelerato, questo non deve essere un limite, ma sta negli istruttori trovare strategie nuove per poter appassionare i ragazzi. Inoltre, credo che la cosa più importante sia quella di cercare di fargli capire che il mondo dei social non è la realtà e quindi ci sono anche opportunità di sbagliare. È proprio la cultura dell’errore che deve essere più marcata in questi tempi rispetto a quello che succedeva quando ho iniziato ad allenare con Papo, circa trenta anni fa.
Che annata è stata per il settore giovanile? Dove ci possono essere margini di crescita?
Per il settore giovanile di IBR, ma credo che possa parlare per tutto il contenitore di RBR, è stata un’annata positiva, sicuramente il traino della serie A e l’entusiasmo che si è creato al Flaminio hanno aumentato i partecipanti alle nostre attività. I corsi di minibasket IBR sono molto frequentati, c’è stato anche un aumento delle ragazze, che si sono avvicinate alla pallacanestro: per la prima volta quest’anno siamo riusciti a partecipare in tutte le categorie. Grazie alla collaborazione con Happy Basket, abbiamo raggiunto dalle più piccole del minibasket fino all’Under 19, passando per la serie B di Happy Basket dove giocano molte ragazze giovani. Parliamo quindi di un settore giovanile molto in forma e molto fiorente. I margini di crescita sono quelli di allargare ancora di più la passione per questo sport: intervenendo nelle scuole, facendo conoscere la pallacanestro nelle piazze con tantissime iniziative, che anche grazie a Rinascita vengono svolte in posti particolari, ad esempio Le Befane, ma con strategie diverse come lo scambio delle figurine. Il settore giovanile è in salute e in continua crescita, molto dipende ovviamente dall’entusiasmo che si riesce a creare attorno alle famiglie.
Quando vedi ragazzi come Ronci e Ruggeri crescere e arrivare alle nazionali giovanili ed esordire tra serie C e A2, ti viene mai in mente da dove sono partiti?

Quando vedo Ronci e Ruggeri me li ricordo da bambini, quando abbiamo acceso in loro quel fuoco della passione per la pallacanestro. Attraverso il loro lavoro, il loro impegno, la loro passione, vederli arrivare in prima squadra è una grande soddisfazione. Devo dire che questa non è l’unica, perché per quanti ragazzi possono arrivare ad altissimo livello, ce ne sono stati tanti altri che hanno fatto lo stesso percorso e che hanno avuto gli stessi insegnamenti. A un certo punto, però, non bastano più passione e impegno: occorre qualcosa in più che madre natura concede a pochi, ed è ciò che distingue i campioni. Ma è molto importante che tutti i ragazzi che hanno seguito questo percorso rimangano poi legati alla pallacanestro. Possono diventare degli ottimi allenatori, dirigenti, tifosi o semplicemente appassionati. Magari, crescendo, potrebbe succedere quello che è successo a me: vedere arrivare in palestra anche i figli dei ragazzi che avevo allenato anni prima, perché hanno creduto in un modello educativo e una passione che possa far crescere i loro figli in un ambiente sano.
Cosa ti auguri per il futuro di IBR? E cosa ti auguri che resti ai ragazzi che partecipano al Memorial Papini?
Mi auguro che questa storia continui anche quando non potrò più occuparmene a tempo pieno, come succederà un giorno. Però, credo che l’eredità di una pallacanestro riminese, portata avanti come abbiamo raccolto io e Paolo da personaggi come il professor Rinaldi o come Claudio Papini stesso, magari un giorno venga raccolta anche da quelli che verranno dopo di noi. Il mio sogno sarebbe riuscire veramente a dare una continuità alla passione, alla voglia di stare insieme dei ragazzi, di divertirsi, di giocare a questo sport meraviglioso che è la pallacanestro, e che non sia solamente questo, ma anche un posto dove si fanno amicizie, si cresce insieme, si mantengono rapporti anche quando si diventa grandi. Ecco, questo mi piacerebbe veramente tanto.
